Storia
agosto 22, 2026
La caccia ai dati per l’IA di Amazon manda libri rari al trituratore
Una spedizione tracciata di libri rari sarebbe finita in un magazzino Amazon dove le rilegature vengono tagliate per una scansione rapida. Amazon afferma di acquistare libri tramite canali commerciali per migliorare i prodotti e i servizi destinati ai clienti.
L’azienda che è nata come libreria online si trova ora ad affrontare un’accusa netta: opere a stampa insostituibili verrebbero sacrificate per alimentare le sue ambizioni nel campo dell’IA.
La pista è iniziata con una spedizione di libri rari dotati di un localizzatore da 404 Media. Ha portato a VGT3, una struttura Amazon a Las Vegas, dove il magazzino si identifica con l’immagine di un dinosauro che stringe un libro. L’indagine ha riportato che i libri non venivano conservati o rivenduti, ma lavorati per il loro testo.1
I lavoratori del sito hanno raccontato a 404 Media che ricevono grandi spedizioni di volumi a stampa e poi “tagliano le rilegature per poter scansionare i libri più rapidamente”. La conseguenza, hanno detto, è brutale: “Il libro stampato viene distrutto nel processo.”2
La pratica descritta riflette la corsa crescente a procurarsi materiale pulito, scritto da esseri umani, per addestrare i grandi modelli linguistici. Il testo presente su Internet è stato ampiamente raccolto, mentre i libri più vecchi e fuori catalogo offrono un materiale che è al tempo stesso raro online e sicuramente precedente all’ondata di scrittura generata dall’IA. Questa distinzione è importante perché i modelli addestrati in misura eccessiva su output sintetico possono subire un “collasso del modello”, degradando la qualità di ciò che producono.1
Amazon non ha contestato di acquisire libri, ma ha offerto una cornice molto meno drammatica. L’azienda ha dichiarato di “acquistare libri tramite canali commerciali per migliorare i prodotti e i servizi che i clienti utilizzano.”1 Il divario tra questi resoconti è il cuore della controversia: Amazon descrive un normale input commerciale; i critici vedono una conversione unidirezionale di oggetti culturali rari in dati leggibili dalle macchine.
Quello che il localizzatore dimostra non è soltanto la fame di testo dell’industria dell’IA, ma anche dove tale fame potrebbe ora arrivare: scaffali di libri troppo oscuri, antichi o introvabili per essere sopravvissuti online.