Storia
settembre 6, 2026
Il silenzio di OpenAI è ora al centro di altre 30 cause legali su Tumbler Ridge
I nuovi casi descrivono le scelte di sicurezza di OpenAI come una potenzialmente catastrofica omissione, mentre l'azienda insiste di aver compiuto una difficile valutazione tra privacy e rischio, anziché anteporre le pubbliche relazioni alla sicurezza.
La battaglia legale sulla sparatoria nella scuola di Tumbler Ridge si è ampliata questa settimana, quando i sopravvissuti hanno presentato altre 30 cause contro OpenAI e il CEO Sam Altman presso un tribunale federale della California. I querelanti includono studenti, insegnanti e il preside della scuola: persone che si trovavano nell'edificio durante l'attacco del 10 febbraio ma non sono state colpite fisicamente dai proiettili.1
Le denunce risalgono al giugno 2025, quando OpenAI ha chiuso l'account ChatGPT di Jesse Van Rootselaar dopo che un sistema automatizzato aveva rilevato una violazione delle policy. Otto mesi dopo, secondo le autorità, Van Rootselaar ha ucciso sua madre e il fratello minore in casa, poi si è recata alla Tumbler Ridge Secondary School, dove ha ucciso cinque studenti e un'assistente educativa prima di morire per una ferita d'arma da fuoco autoinflitta.2
Le cause precedenti accusavano OpenAI di non aver impedito l'attacco per negligenza. I nuovi atti si spingono oltre, sostenendo che l'azienda abbia «fornito assistenza e incoraggiamento sostanziali» non avvisando le autorità canadesi e consentendo all'autrice della sparatoria di riottenere l'accesso dopo la disattivazione del suo account, anziché bandirla dall'intero sistema.3
I querelanti affermano che il personale interno addetto alla sicurezza aveva esortato OpenAI a contattare la Royal Canadian Mounted Police, salvo essere scavalcato dalla dirigenza aziendale. In particolare, sostengono che il Chief Global Affairs Officer Chris Lehane, o qualcuno nella sua catena di comando, abbia bloccato la segnalazione: un'affermazione che le denunce riconoscono essere basata su «informazioni e convincimento», non su prove dirette.1
OpenAI respinge questa premessa. Ann M. O'Leary, vicepresidente per le politiche globali, ha scritto che l'azienda non ha individuato una «pianificazione credibile e imminente» che soddisfacesse la sua soglia per rivolgersi alle forze dell'ordine.2 Il Chief Strategy Officer Jason Kwon ha inoltre definito «completamente false» le affermazioni secondo cui le decisioni sulla sicurezza sarebbero state guidate da preoccupazioni politiche o di pubbliche relazioni.1
I casi trasformano ora tale valutazione nella questione centrale: se la soglia di OpenAI per intervenire fosse una tutela difendibile o un avvertimento mancato prima che fosse troppo tardi.