Storia
settembre 16, 2026

Il Pentagono ammette di avere armi orbitali, ma non dice cosa fanno

Il Pentagono presenta la sua prima ammissione pubblica di armi in orbita come una protezione ormai necessaria per le forze dipendenti dallo spazio; gli analisti vi vedono un segnale potenzialmente destabilizzante, il cui valore strategico è attenuato dal rifiuto di dire cosa sia stato dispiegato.

Lunedì, il segretario dell'Aeronautica Troy Meink ha fatto un annuncio che supera una soglia: gli Stati Uniti hanno dispiegato «armi per il controllo spaziale in orbita» in grado di difendere la forza congiunta da azioni ostili. Non ha fornito alcuna descrizione dei sistemi, alcuna data di dispiegamento né indicazioni sul fatto che fossero stati testati.

Quell'ambiguità era deliberata. Meink ha affermato che Washington aveva valutato il valore deterrente della divulgazione pubblica rispetto al rischio di rivelare dettagli operativi: «parlare dei dettagli di ciò che stiamo facendo in realtà non favorirebbe la deterrenza». La posizione dell'amministrazione è che lo spazio non può più essere considerato un santuario. I funzionari statunitensi avvertono da anni dell'attività antisatellite russa e dei satelliti manovrabili cinesi, mentre Meink ha sostenuto che Pechino e Mosca hanno da tempo sviluppato capacità analoghe.

L'annuncio segue anche un più ampio cambiamento del Pentagono. I funzionari avevano già parlato più apertamente di combattimento orbitale, difese satellitari e sistemi controspaziali basati a terra; a giugno, la Space Force ha riconosciuto l'entrata in servizio operativo di Meadowlands, un jammer mobile per satelliti da terra. La rivelazione di lunedì, tuttavia, ha segnato la prima conferma ufficiale che armi statunitensi si trovano in orbita.

La questione centrale resta quali siano queste armi. Juliana Suess del German Institute for International and Security Affairs ha affermato che i sistemi potrebbero spaziare dal jamming reversibile a effetti cinetici permanentemente distruttivi, ma ha sottolineato che «potrebbe essere qualsiasi cosa». Victoria Samson della Secure World Foundation ha suggerito che un jammer orbitale fosse plausibile, dato che si ritiene che Cina e Russia dispongano di jammer basati nello spazio.

La preoccupazione degli esperti è che l'opacità abbia un doppio effetto. Samson ha detto che la mossa potrebbe indurre gli avversari a «riflettere due volte» prima di interferire con i sistemi statunitensi, ma l'ha definita «una dichiarazione molto destabilizzante da parte degli Stati Uniti». Suess si aspetta una risposta diplomatica immediata, con Russia e Cina che probabilmente accuseranno Washington di militarizzare lo spazio prima di decidere se rivelare maggiori dettagli sui propri programmi.

Per il Pentagono, il messaggio riguarda resilienza e deterrenza. Per gli specialisti, è un nuovo segnale di escalation in una competizione orbitale in cui le capacità sono sempre più concrete — e sempre più nascoste.