Storia
settembre 17, 2026

OpenAI rinvia la sua IPO mentre Altman afferma che la sicurezza deve prevalere

OpenAI presenta il rinvio della sua IPO come una scelta per preservare il margine necessario a prendere difficili decisioni sulla sicurezza, mentre i critici all’interno della corsa all’IA di frontiera sostengono che rallentare lo sviluppo stesso stia diventando inevitabile. Entrambe le parti vedono lo stesso pericolo; differiscono soprattutto su quanto urgentemente il settore debba frenare.

Il tanto atteso debutto di OpenAI sui mercati era già in fase di accelerazione quando l’azienda ha presentato riservatamente, a giugno, la documentazione per una potenziale IPO. Ma la prospettiva del vaglio dei mercati pubblici sembra ora scontrarsi con una questione più fondamentale: se l’azienda possa continuare ad accelerare in sicurezza i suoi sistemi più potenti.

I segnali d’allarme si sono intensificati nelle settimane successive. Jacob Coxon, un ricercatore che aveva lavorato sia in OpenAI sia in Anthropic, ha lasciato Anthropic e ha dichiarato di abbandonare il settore per preoccupazioni legate alla sicurezza, scrivendo che le persone che costruiscono l’IA «credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio». La sua partenza ha alimentato gli appelli a rallentare la corsa ai modelli di frontiera.

In questo contesto, venerdì Altman ha dichiarato a Fortune che OpenAI non si quoterà nel 2026. «In questo momento sarebbe imprudente quotarsi in borsa», ha detto, aggiungendo che l’azienda aveva «molte cose da fare» in materia di sicurezza, allineamento e cooperazione tra industria e governi.

È un argomento sorprendentemente pratico contro un’IPO: rimanere privata, ha suggerito Altman, dà a OpenAI la libertà di compiere scelte che potrebbero non favorire gli interessi aziendali nel breve termine. «Dobbiamo essere in grado di prendere decisioni che non siano palesemente nell’interesse della nostra attività e dei nostri azionisti», ha detto, richiamando la missione dell’azienda e la responsabilità che essa comporta.

La posizione di Altman non è un rifiuto del progresso, ma la richiesta di regolarne il ritmo. Ha affermato che OpenAI ha discusso di sospendere gli addestramenti al raggiungimento di nuove soglie di capacità, per dare ai ricercatori il tempo di migliorare le protezioni, e ha detto che lo farà più spesso. Ha inoltre tracciato un confine più netto: «Non credo che dovremmo addestrare modelli per i quali non possiamo dimostrare la sicurezza» in termini di controllabilità e allineamento.

Il rinvio spinge quindi una delle più grandi IPO della Silicon Valley oltre il 2026, forse al 2027 o più tardi. Ancora più importante, trasforma il calendario della quotazione di OpenAI in una prova della capacità del settore dell’IA di anteporre la moderazione al prossimo traguardo di valutazione.

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