Storia
settembre 23, 2026

I leader dell'IA dicono all'ONU che il futuro deve restare umano

I leader dell'IA hanno presentato la tecnologia come una via verso la scoperta e una più ampia capacità d'azione umana, avvertendo al contempo che la sua autonomia in accelerazione potrebbe diventare una minaccia se i governi e il pubblico cedessero il controllo. Entrambe le prospettive convergono nella richiesta di regole che mantengano nelle mani umane le decisioni rilevanti.

Un giorno prima della sessione del Consiglio di sicurezza, il segretario generale dell'ONU António Guterres ha avvertito del pericolo dei «robot killer», rendendo ancora più urgente una domanda già pressante per i governi: chi dovrebbe controllare le decisioni di vita o di morte mentre l'IA diventa più capace — le persone o le macchine?

Mercoledì, le persone che stanno costruendo la tecnologia hanno fornito una risposta insolitamente diretta. L'amministratore delegato di OpenAI Sam Altman ha detto al Consiglio che i rapidi progressi hanno reso più concreta la promessa dell'IA, ma anche più immediati i suoi rischi. Il suo avvertimento centrale era che sistemi sempre più capaci e autonomi potrebbero superare le istituzioni, concentrare il potere e prendere decisioni «che le persone non comprendono né controllano più».

Altman non ha sostenuto l'abbandono della tecnologia. Ha presentato la posta in gioco come una scelta tra «un nuovo Rinascimento della creatività e della scoperta» e «una nuova Rivoluzione industriale di sconvolgimenti e disordine». Ma ha affermato che le aziende non devono addestrare sistemi a meno che non possano dimostrare con estrema solidità che tali sistemi rimarranno sotto il controllo umano. Ha inoltre respinto l'idea che una singola azienda o un singolo Paese debba stabilire le condizioni per tutti gli altri.

Quell'appello ha affiancato all'ottimismo del settore una preoccupazione più fondamentale per la sicurezza pubblica. L'amministratore delegato di Anthropic Dario Amodei ha avvertito il Consiglio che, se gestita male, l'IA «potrebbe costituire un rischio per l'umanità nel suo complesso», mentre i leader hanno sollecitato l'ONU a stabilire controlli prima che la tecnologia diventi troppo potente per essere contenuta.

La risposta proposta era internazionale anziché unilaterale: standard comuni per valutare i modelli avanzati, sistemi di verifica e segnalazione degli incidenti e garanzie contro le armi biologiche assistite dall'IA. La condizione politica di Altman era altrettanto chiara: «le decisioni più importanti non possono essere prese solo dai laboratori di San Francisco». Devono essere prese attraverso processi democratici e dai governi responsabili nei confronti dei loro cittadini.

L'incontro non ha prodotto alcun regime globale vincolante. Ma il messaggio sia dal lato della sicurezza umana sia da quello dell'industria è stato netto: il progresso scientifico può essere benvenuto; affidarne il volante a sistemi autonomi, no.