Storia
ottobre 2, 2026
Google ha portato l'IA in orbita — ora ha bisogno di 1.800 lanci di Starship
Google e SpaceX vedono nell'orbita una possibile valvola di sfogo per il crescente appetito dell'IA in termini di energia e territorio, mentre l'analisi di Google stessa sottolinea quanto quel futuro sia ancora lontano. Il lancio riuscito è una pietra miliare concreta, ma non dimostra ancora che il calcolo nello spazio possa essere scalato in modo economicamente sostenibile.
Prima del lancio di giovedì, Alphabet aveva presentato il Project Suncatcher come un test a lungo termine per verificare se lo spazio potesse ospitare un'infrastruttura di machine learning scalabile. La sua tesi è semplice: i satelliti in orbita terrestre bassa potrebbero ricevere luce solare quasi costante e, alla fine, lavorare insieme su compiti di IA più grandi, evitando parte delle pressioni su energia e territorio che gravano sui data center terrestri. Ma persino l'azienda ha riconosciuto di non sapere ancora come i suoi chip si sarebbero comportati in orbita.1
Poi il Falcon 9 è decollato dalla California nella missione di rideshare Transporter-18, trasportando un prototipo alimentato a energia solare costruito da Planet e dotato di TPU di Google. La missione ha portato in orbita quattro TPU, segnando il primo passo hardware per Suncatcher.
2 L'amministratore delegato di Google Sundar Pichai ha definito il risultato una prova dei progressi compiuti — e un promemoria del lavoro ancora da fare: “Il successo del lancio di oggi con il satellite prototipo del nostro partner @planet mostra quanta strada abbiamo fatto... e quanta ancora ne resta da fare.”
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La fase successiva è deliberatamente modesta. Una volta messo in servizio, il satellite dovrebbe far funzionare la sua TPU in intervalli di 15 minuti, testando alimentazione continua, raffreddamento e prestazioni in condizioni orbitali reali. Il responsabile del progetto Travis Beals ha espresso la logica senza mezzi termini: “Non esiste un test che sia davvero altrettanto valido della realtà.”4
L'esperimento mette anche in luce il divario tra un prototipo e un data center orbitale. Google immagina cluster di 81 satelliti che elaborano in parallelo, ma la sua analisi suggerisce che ridurre i costi di lancio a circa 200 dollari al chilogrammo entro il 2035 potrebbe richiedere a Starship di portare 370.000 tonnellate in orbita — circa 1.800 lanci in un decennio. Raffreddamento, tolleranza alle radiazioni, detriti e capacità di lancio limitata restano vincoli altrettanto ostinati.
SpaceX ha promosso il “supercalcolo nello spazio” come una frontiera più vicina nel tempo, mentre Google presenta Suncatcher come un ambizioso progetto di ricerca. Per ora, entrambe le visioni poggiano sulla stessa scommessa irrisolta: i razzi devono diventare drasticamente più frequenti ed economici prima che il cielo possa diventare il prossimo campus di data center dell'IA.