Storia
ottobre 4, 2026
Gli esseri umani sfidano l'IA nella scrittura di canzoni, ma i critici sostengono che la macchina sia già stata battuta
Il Times presenta il suo concorso come un serio test per stabilire se la creatività umana valga ancora la fatica che richiede, mentre un osservatore scettico considera il risultato molto meno competitivo: l'IA può essere veloce, ma le sue canzoni sono ancora chiaramente inferiori.
Il concorso è iniziato con una domanda deliberatamente provocatoria: in un'epoca di IA pervasiva, la creatività umana è «una perdita di tempo»? Il New York Times ha riunito il reporter e occasionale autore di canzoni Matt Richtel con quattro musicisti professionisti di lunga carriera per un fine settimana di scrittura e registrazione, poi ha affiancato il loro lavoro a brani generati dall'IA affinché gli ascoltatori li giudicassero.1
Il giornale ha presentato l'esercizio come un «scontro in gabbia: forme di vita basate sul carbonio contro chip di silicio», chiedendo al pubblico di scegliere tra brani tra cui “Bury Me” e “Sweetgrass Clay”. Ma lo scopo non era semplicemente incoronare un vincitore. L'esperimento mirava a verificare se le persone potessero distinguere il lavoro umano dalla musica prodotta dalle macchine, se gli esseri umani potessero creare qualcosa di migliore e se l'attrito della collaborazione valesse davvero la pena.1
Il resoconto del primo giorno si è soffermato sui rituali senza fretta della composizione — musicisti in piedi tutt'intorno, in ascolto e con gli occhi chiusi — un netto contrasto con la produzione quasi istantanea dell'IA. Quel contrasto è centrale nell'argomentazione del Times: scrivere canzoni da umani può essere inefficiente, conflittuale e incerto, ma queste qualità fanno parte del processo creativo anziché costituire prove contro di esso.1
Una reazione separata è stata più schietta. Ha definito il confronto «non una gran competizione», sostenendo che le canzoni dell'IA «fanno schifo» e che gli ascoltatori possano distinguerle facilmente dai brani umani quando li ascoltano fianco a fianco. In questa lettura, l'esperimento non rivela una parità esistenziale. Rivela quanto poco sforzo serva a una macchina per produrre una canzone — e quanto continuino a contare il giudizio umano, l'esperienza e la collaborazione quando l'obiettivo è creare musica che valga la pena ascoltare.2