Storia
ottobre 6, 2026

Ex ingegneri di Groq affermano che l'accordo da 20 miliardi di dollari con Nvidia ha lasciato indietro gli azionisti

Gli ex ingegneri di Groq descrivono l'ampio accordo di Nvidia come una manovra da consiglio di amministrazione che ha negato agli azionisti un'adeguata voce in capitolo e miliardi di valore; Groq insiste che l'intesa ha ricompensato investitori e dipendenti, mentre Nvidia ha sottolineato di aver concesso in licenza la tecnologia anziché acquistare l'azienda.

L'accordo di dicembre di Groq con Nvidia è stato presentato come un'insolita alleanza nel settore dei chip per l'IA, non come una tradizionale acquisizione. Nvidia ha ottenuto in licenza la tecnologia di inferenza di Groq, ha accolto tra le proprie fila il fondatore e CEO Jonathan Ross, il presidente Sunny Madra e circa 150-200 ingegneri, e ha affermato che Groq sarebbe rimasta indipendente. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha detto ai dipendenti che l'azienda “non sta acquisendo Groq come azienda”, pur pianificando di integrare i processori a bassa latenza di Groq nell'architettura AI factory di Nvidia.

Questa distinzione è ora al centro di una causa presso la Court of Chancery del Delaware, presentata il 2 ottobre dagli ex ingegneri di Groq Joshua Rubin e Benjamin Serebrin, che hanno mantenuto azioni dopo aver lasciato la startup. Essi sostengono che l'accordo da circa 20 miliardi di dollari abbia di fatto venduto i principali asset aziendali, aggirando il voto degli azionisti richiesto dalla legge del Delaware.

La loro denuncia descrive la struttura come un'estromissione: 17 miliardi di dollari per quella che, secondo l'accusa, era stata definita una licenza non esclusiva, più 3 miliardi di dollari in restricted stock unit di Nvidia per i dipendenti trasferitisi insieme alla tecnologia. Gli ex ingegneri sostengono che il consiglio di amministrazione di Groq fosse in conflitto di interessi, non abbia valutato né massimizzato il valore di ciò che Nvidia ha acquisito e abbia accettato un esito “al ribasso” che è costato agli azionisti miliardi.

Groq respinge categoricamente questa ricostruzione. Un portavoce ha affermato che il suo accordo di licenza con Nvidia ha generato “un valore eccezionale per Groq, i nostri investitori e i nostri dipendenti”, ha definito la causa “infondata” e ha dichiarato che l'azienda la combatterà con vigore, continuando al contempo a sviluppare il proprio cloud di inferenza.

Lo scontro ruota attorno a una domanda apparentemente semplice: si è trattato di una licenza con un importante trasferimento di talenti, come sostengono Nvidia e Groq, oppure di una vendita sotto altro nome, come affermano i querelanti? La risposta potrebbe stabilire se gli azionisti di Groq abbiano partecipato all'accordo oppure ne siano stati soltanto spettatori.