Storia
ottobre 8, 2026

La Fed vede il boom dell’IA trasformarsi nella sua prossima prova sull’inflazione

I funzionari della Federal Reserve vedono in generale lo sviluppo dell’IA come una potente nuova fonte di domanda e pressione sui costi, ma restano divisi sul fatto che gli attuali tassi di interesse siano sufficientemente restrittivi — o se un altro aumento debba attendere.

La preoccupazione si è acuita durante la riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre, in cui i responsabili politici hanno attuato il loro primo aumento dei tassi in tre anni. I verbali pubblicati successivamente mostrano funzionari alle prese con un’economia ancora sostenuta da investimenti, credito e quotazioni azionarie elevate, mentre i costi energetici e lo sviluppo dell’IA aggiungono nuovi rischi inflazionistici.

Il timore centrale non era semplicemente che i data center, la domanda di elettricità e gli investimenti legati all’IA avrebbero fatto salire i prezzi in settori isolati dell’economia. Era che tali aumenti potessero diffondersi. «Un paio di partecipanti» hanno sostenuto che un tasso di riferimento più elevato impedirebbe agli aumenti dei prezzi legati alle interruzioni energetiche e alla domanda di IA di «estendersi e generare dinamiche inflazionistiche più persistenti».

Ciò segna un notevole cambiamento di enfasi. Secondo un rapporto separato sui verbali, i funzionari stanno identificando sempre più lo sviluppo dell’intelligenza artificiale — non i dazi — come una spiegazione chiave della persistente pressione sui prezzi dei beni. La Fed ha inoltre osservato che la portata e la velocità degli investimenti nell’IA avevano ripetutamente sorpreso al rialzo, sostenendo gli investimenti e i salari in alcuni settori e potenzialmente generando in seguito guadagni di produttività.

Ma i verbali rivelano una divisione sulla risposta. Diversi funzionari hanno affermato che la politica era «non restrittiva o solo lievemente restrittiva», un avvertimento che i tassi potrebbero fare troppo poco per raffreddare la domanda. La maggior parte dei partecipanti riteneva che un altro aumento sarebbe stato probabilmente appropriato entro la fine dell’anno.

Dopo quella riunione, tuttavia, la necessità di urgenza si è attenuata per alcune voci di alto livello. Il presidente della Fed di New York John Williams ha affermato che non c’era «bisogno di urgenza», mentre il vicepresidente Philip Jefferson ha detto che i funzionari potrebbero aver bisogno di più tempo per valutare se sia giustificata un’altra mossa.

Il prossimo rapporto sull’inflazione metterà alla prova entrambe le posizioni: se l’espansione alimentata dall’IA stia diventando un problema duraturo per i prezzi, oppure se la Fed possa permettersi di aspettare prima di inasprire nuovamente la politica monetaria.