Storia
ottobre 8, 2026

L’ansia della Fed per il boom dell’IA rimette sul tavolo un altro rialzo dei tassi

I responsabili politici della Fed concordano ampiamente sul fatto che l’inflazione resti troppo ostinata, ma i verbali rivelano una divisione più netta sui tempi: alcuni vedono nelle pressioni dell’IA e dell’energia ragioni per inasprire nuovamente la politica monetaria, mentre altri vogliono maggiori prove prima di agire.

La riunione di settembre della Federal Reserve ha segnato una svolta decisiva: i funzionari hanno aumentato i tassi di un quarto di punto, portandoli al 3,75%-4%, il primo rialzo dal luglio 2023, con il sostegno di tutti e 12 i membri votanti. I verbali successivi mostrano che la mossa non ha risolto il dibattito su quanto la banca centrale debba spingersi per domare l’inflazione.

La maggior parte dei responsabili politici prevedeva almeno un ulteriore aumento entro la fine dell’anno, e molti sostenevano che tassi più alti avrebbero fornito una “assicurazione” contro il rischio che l’inflazione rimanesse sopra l’obiettivo in presenza di una domanda inaspettatamente forte o di nuovi shock dell’offerta. Diversi hanno inoltre affermato che la politica era stata “non restrittiva o solo lievemente restrittiva” — una valutazione netta secondo cui i costi di finanziamento potrebbero ancora non raffreddare abbastanza la domanda.

La preoccupazione emergente non riguarda soltanto l’ampia domanda dei consumatori. I funzionari si sono concentrati sullo sviluppo dell’IA: il suo fabbisogno di investimenti, finanziamenti ed energia potrebbe trasformare shock dei costi specifici del settore in un problema inflazionistico più ampio. Un paio di partecipanti hanno affermato che un tasso di riferimento più elevato potrebbe impedire che le perturbazioni energetiche e la “domanda legata all’IA” si “estendano e generino dinamiche inflazionistiche più persistenti”.

Questa impostazione sposta l’enfasi nel dibattito sull’inflazione. I funzionari della Fed identificano sempre più nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, piuttosto che nei dazi, una spiegazione del persistente aumento dei prezzi dei beni. Lo stesso slancio dell’IA sostiene una crescita, investimenti e salari più forti in alcuni settori — benefici che complicano, anziché eliminare, il rischio inflazionistico.

Tuttavia, i verbali registrano anche prudenza. Il presidente della Fed di New York, John Williams, ha detto che non c’era “bisogno di urgenza”, mentre il vicepresidente Philip Jefferson ha suggerito che i responsabili politici potrebbero aver bisogno di più tempo per stabilire se un altro aumento sia giustificato. Per ora, il messaggio della Fed è più inquieto che definitivo: l’IA potrebbe rafforzare l’economia, ma potrebbe anche rendere sensibilmente più difficile l’ultimo tratto del ritorno a un’inflazione del 2%.