Storia
18 ott 2026

Il crollo delle obbligazioni di CoreWeave mette alla prova il boom del debito dell'IA

I critici di CoreWeave vedono la svendita sul mercato obbligazionario come un avvertimento che i costruttori più dipendenti dal debito nell'IA potrebbero stare esaurendo il denaro facile. I sostenitori sostengono che sarà la domanda contrattualizzata da clienti di prim'ordine — non una settimana volatile nelle contrattazioni del credito — a determinare in ultima analisi se l'azienda riuscirà a sostenere la sua enorme espansione.

L'allarme è scattato per la prima volta sul mercato obbligazionario, dove gli investitori hanno iniziato a chiedersi se i finanziamenti alla base del boom delle infrastrutture per l'IA avrebbero dato i loro frutti. Gli analisti del credito hanno avvertito che i mercati del debito tendono a mettere in luce i punti deboli dei cicli speculativi prima delle azioni, con un ricercatore che ha definito gli operatori neocloud come CoreWeave «la tranche subprime del trade sull'IA».

Quella preoccupazione si è rapidamente trasformata in un crollo specifico di CoreWeave. L'azienda prende in prestito ingenti somme per costruire data center e affittare capacità di calcolo, ma alla fine di giugno aveva circa 35 miliardi di dollari di debito e 16 miliardi di dollari di passività per leasing. Il suo flusso di cassa libero negativo ha raggiunto 5,7 miliardi di dollari nell'ultimo trimestre. Il verdetto dell'analista di Bernstein Madison Rezaei è stato netto: CoreWeave ha bisogno di finanziatori disposti a finanziare il suo hardware «a condizioni che lascino qualcosa di attraente per gli azionisti».

Mentre i rendimenti obbligazionari si avvicinavano al 16% e i credit default swap a cinque anni superavano i 1.000 punti base, il messaggio del mercato era chiaro: assicurare il debito di CoreWeave era diventato straordinariamente costoso. Una stima ha fissato la probabilità implicita di default a cinque anni intorno al 60%, sebbene un default resti tutt'altro che certo.

La tesi ribassista poggia su un timore semplice: la domanda potrebbe indebolirsi prima delle obbligazioni dell'azienda. La commercialista e giornalista Francine McKenna ha contestato l'idea che Microsoft salverebbe CoreWeave se le difficoltà si intensificassero, affermando che il gigante del software agirebbe nel proprio interesse.

Ma i difensori di CoreWeave sostengono che il suo portafoglio ordini cambi l'equazione. L'investitore Evan Schlossman ha indicato 103,7 miliardi di dollari in obbligazioni di prestazione residue, in gran parte legate a contratti non annullabili take-or-pay con clienti tra cui Microsoft e OpenAI. CoreWeave ha affermato che il 98% dei ricavi deriva da contratti già sottoscritti e che i flussi di cassa dei clienti sono strutturati per ripagare il debito associato.

Anche il CEO di Nvidia Jensen Huang ha definito la posizione dell'azienda «stabile» e «in miglioramento ogni giorno», mentre David Sacks ha rilanciato l'idea che la svendita riflettesse la volatilità attorno alle enormi scommesse sulla crescita dell'IA piuttosto che un crollo della domanda. Il prossimo test sarà capire se i costi del credito diminuiranno — o costringeranno CoreWeave a rallentare l'espansione che l'ha resa centrale nelle ambizioni dell'IA.

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