Storia
27 ott 2026
Il rinvio dei termini sull'IA di Meta non convince editori e senatori
Meta afferma che le sue condizioni commerciali riviste non le conferiscono nuovi poteri per ignorare la volontà dei proprietari dei siti web, ma editori, esperti legali e legislatori vedono una scappatoia abbastanza ampia da inserire il lavoro delle redazioni nei prodotti di IA senza pagamento né consenso.
La controversia di Meta con gli editori è iniziata con le condizioni per gli account aziendali, originariamente previste per entrare in vigore il 30 ottobre. Il testo affermava che Meta poteva utilizzare i contenuti dei siti web collegati a tali account per «sviluppare, ricercare» e «addestrare» i propri prodotti — una formulazione che, secondo i critici, poteva trasformare una presenza aziendale su Facebook o Instagram nel permesso di effettuare il crawling di un intero sito collegato.1
Dopo una dura opposizione da parte del settore, Meta ha rimosso il riferimento esplicito all'addestramento. Tuttavia, studiosi di diritto e avvocati dei media hanno sostenuto che la riscrittura abbia modificato più l'apparenza che il rischio sostanziale. Il professore della Cornell Law James Grimmelmann ha affermato che il linguaggio rivisto continuava a non fare nulla per limitare l'espressione «associati ai tuoi prodotti o servizi», che, a suo dire, potrebbe consentire a Meta di effettuare lo scraping di interi siti web.2 L'avvocato Matt Topic ha espresso lo stesso concetto in modo più diretto: l'autorizzazione a sviluppare un «prodotto aziendale» non definito potrebbe comunque includere l'addestramento dell'IA.2
Gli editori hanno intensificato la pressione. La News/Media Alliance ha chiesto al CEO di Meta Mark Zuckerberg di riscrivere condizioni che, secondo l'organizzazione, potrebbero arrecare «gravi danni» agli editori, mentre gruppi europei e britannici della pubblicità e dell'editoria hanno esortato le autorità di regolamentazione a intervenire.1 Meta ha quindi posticipato l'applicazione fino al 20 novembre, affermando di aver bisogno di più tempo per spiegare cosa stava — e cosa non stava — cambiando.
La difesa centrale dell'azienda è che i proprietari possono usare robots.txt per segnalare le proprie preferenze relative al crawling e che l'aggiornamento «non riguarda lo scraping dei siti di notizie» né la creazione di diritti che prevalgano su tali segnali.2 I critici non considerano tale assicurazione una soluzione.
La senatrice Marsha Blackburn, repubblicana del Tennessee, ha affermato che le condizioni aggiornate sembravano conferire a Meta un'«ampia autorità» per effettuare lo scraping dei siti web collegati agli account aziendali Facebook e Instagram, sfruttando creatori e imprese.3 Il senatore Adam Schiff si è unito a lei nel chiedere che Meta compensi creatori ed editori, sostenendo che «un rinvio non basta».4
Per Meta, il rinvio è un periodo di chiarimento. Per i suoi critici, è il momento di chiudere la scappatoia — non semplicemente di spiegarla.