Storia
27 ott 2026

La vittoria storica di Lula scatena un crollo dei mercati e una battaglia sul voto

I sostenitori di Lula possono indicare una vittoria di misura, certificata dal tribunale, e un argine a una svolta regionale a destra; i suoi oppositori, amplificati online da Elon Musk, sostengono che la proroga delle votazioni richieda un esame approfondito. I mercati, nel frattempo, sono meno concentrati sulla disputa che sulla capacità di Lula di contenere il debito del Brasile.

Luiz Inácio Lula da Silva ha completato una drammatica rimonta domenica, superando lo svantaggio del primo turno per sconfiggere il senatore Flávio Bolsonaro al ballottaggio presidenziale del Brasile. Con quasi tutte le schede scrutinate, il Tribunale elettorale superiore ha attribuito a Lula il 51,8% dei voti validi, contro il 48,2% di Bolsonaro, consegnando all'ottantenne esponente della sinistra un quarto mandato senza precedenti e la prima rimonta al ballottaggio dalla ripresa delle elezioni dirette nel 1989.

Il risultato è stato immediatamente contestato. Bolsonaro ha rifiutato di riconoscere la sconfitta e ha dichiarato che avrebbe chiesto l'annullamento, opponendosi alla decisione del giudice della Corte suprema Cristiano Zanin di prolungare le votazioni di due ore. Entrambi gli schieramenti avevano chiesto più tempo: la campagna di Lula ha citato la sospensione del trasporto pubblico in aree chiave, mentre quella di Bolsonaro ha citato le piogge e la chiusura dei seggi nel sud.

Quella disputa procedurale è diventata carburante per una più ampia contestazione online. Musk ha ripostato l'affermazione secondo cui «un giudice fedele a Lula ha ordinato di prolungare le votazioni», definendo l'esito senza precedenti. In seguito ha sostenuto che i totali dei voti non avessero senso, scrivendo: «I conti non tornano». I post offrivano critiche, non prove verificate in modo indipendente che lo scrutinio fosse invalido.

Per gli alleati di Lula, la vittoria blocca la svolta a destra in America Latina che Donald Trump aveva favorito; leader regionali, tra cui Keiko Fujimori del Perù e Yamandú Orsi dell'Uruguay, si sono congratulati con lui. Ma la vittoria politica è arrivata con un inesorabile verdetto finanziario. L'ETF iShares MSCI Brazil è sceso di quasi il 20% nelle contrattazioni notturne, mentre gli investitori scontavano la volatilità e temevano che la preferenza di Lula per gli investimenti pubblici e la spesa sociale potesse complicare la stabilizzazione del debito.

Lula ora deve affrontare un Congresso dominato dal Partito Liberale di Bolsonaro e un debito lordo che ad agosto aveva raggiunto l'82,9% del PIL. Il suo compito decisivo non è più soltanto dimostrare di aver vinto; è convincere un Paese polarizzato e mercati nervosi che il suo quarto mandato possa governare.