Storia
29 ott 2026
Il rinvio dei termini sull’IA di Meta non placa i critici al Senato
Meta presenta la propria marcia indietro come una consultazione con gli editori; i critici vedono un’azienda che rinvia, anziché risolvere, termini che temono possano consentirle di usare contenuti giornalistici per addestrare l’IA.
I termini commerciali proposti da Meta sarebbero dovuti inizialmente entrare in vigore il 30 ottobre, ma gli editori hanno lanciato l’allarme perché il testo avrebbe potuto consentire all’azienda di addestrare sistemi di IA su materiale proveniente da siti di notizie tramite Facebook e Instagram.1
Meta ha successivamente rivisto la formulazione, eliminando un riferimento esplicito all’«addestramento» dei propri prodotti su contenuti estratti, e ha rinviato l’attuazione al 20 novembre. Ma esperti legali hanno dichiarato a Nieman Lab che la riscrittura non escludeva in modo definitivo l’addestramento dell’IA, lasciando intatta la preoccupazione centrale.1
Con l’avvicinarsi della scadenza, il responsabile delle comunicazioni di Meta, Andy Stone, ha segnalato un’ulteriore marcia indietro. «Abbiamo ascoltato il feedback degli editori sul nostro aggiornamento proposto dei termini pubblicitari e commerciali», ha dichiarato, aggiungendo che la consultazione potrebbe proseguire oltre il 20 novembre e che l’azienda ritarderà l’attuazione, se necessario. Meta afferma che nel frattempo resteranno in vigore i suoi termini esistenti.1
Questa rassicurazione non ha soddisfatto Washington. La senatrice Marsha Blackburn, repubblicana del Tennessee, ha affermato che i termini rivisti dimostrano che Meta sta «tentando di sfruttare creatori e imprese americane».1 La sua critica ha affiancato una voce conservatrice agli editori e alla News/Media Alliance, che hanno incalzato Meta sul potenziale utilizzo del loro lavoro.
Il senatore Adam Schiff, democratico della California, ha espresso la stessa posizione di fondo chiedendo però un rimedio più chiaro: Meta dovrebbe «compensare creatori ed editori per il loro lavoro». A suo giudizio, «un rinvio non basta».2
La controversia è quindi andata oltre una questione di calendario. Meta presenta una pausa prolungata come prova del fatto che sta ascoltando; gli editori e i critici bipartisan del Senato vogliono che l’azienda elimini l’ambiguità — e affronti la questione di chi trae beneficio quando i contenuti giornalistici alimentano l’IA.