Storia
1 nov 2026
Apple e OpenAI si preparano a uno scontro sui segreti commerciali nel 2027
Apple presenta la controversia come un tentativo di proteggere tecnologie non ancora rilasciate dai dipendenti in uscita, mentre OpenAI sostiene che Apple stia interpretando erroneamente normali fallimenti nell'accesso e cerchi di trasformarli in un caso di segreti commerciali. Il conflitto si svolge ora su due binari: l'aula di tribunale e la narrazione pubblica.
La controversia sui segreti commerciali tra Apple e OpenAI si sta avviando verso un processo il 19 luglio 2027, ma le aziende stanno già discutendo una questione più immediata: a quale versione delle dimissioni dei dipendenti dovrebbe credere il pubblico?1
Il caso ruota attorno a Chang Liu, ex ingegnere dell’iPhone, e Tang Tan, storico ex dirigente del design di Apple, ora responsabile hardware di OpenAI. Apple sostiene che i due abbiano portato nella spinta di OpenAI a sviluppare hardware «informazioni segrete e riservate riguardanti le nostre tecnologie, processi e prodotti non ancora rilasciati». Afferma che Liu abbia trattenuto un computer aziendale, abbia avuto accesso allo storage di Apple dopo aver lasciato l'azienda e abbia scaricato file riservati; sostiene inoltre che Tan abbia richiesto dettagli riservati a dipendenti Apple reclutati da OpenAI.2
La posizione di Apple si è irrigidita quando lunedì ha chiesto un'ingiunzione preliminare, domandando al tribunale di vietare a Liu, Tan e OpenAI di accedere, acquisire, utilizzare o divulgare le informazioni contestate mentre la causa procede.2
OpenAI ha risposto non con un deposito in tribunale, ma con un post pubblico, dal titolo esplicito «Apple si sbaglia su questo».3 L'azienda ha definito la richiesta di ingiunzione di Apple «basata su informazioni false» e «del tutto non necessaria», insistendo sul fatto che non possiede — e non vuole — i segreti commerciali di Apple. «Siamo molto più interessati a sviluppare prodotti e tecnologie innovativi che spingano la frontiera», ha affermato.2
La controargomentazione di OpenAI è che Apple non abbia rimosso l'accesso ai sistemi degli ex dipendenti, creando quello che descrive come un comune problema di «accesso residuo» piuttosto che prove di furto. Afferma inoltre che Tan abbia ripetutamente detto al personale che «non deve usare» informazioni riservate provenienti da altre aziende, e sostiene che Apple abbia inizialmente inviato richieste alla persona sbagliata dopo aver confuso cognomi simili.2
Con il processo ancora a più di un anno di distanza, nessuna delle due parti ha concesso il punto centrale. Apple inquadra il caso come una tutela del proprio lavoro non ancora rilasciato; OpenAI lo descrive come un eccesso fondato sulle stesse carenze amministrative di Apple. Una giuria è ora incaricata di decidere quale ricostruzione regga.1