Storia
3 nov 2026
Gli Stati Uniti colpiscono Qeshm, ma i trader petroliferi scommettono su un accordo con l'Iran
Washington sta affiancando una pressione militare a basso profilo a un pubblico ottimismo sui negoziati, mentre i mercati petroliferi scommettono che la diplomazia possa evitare una più ampia frattura regionale nonostante i crescenti rischi in mare.
I mercati petroliferi hanno espresso un verdetto sorprendente dopo le notizie secondo cui le forze statunitensi hanno colpito l'isola iraniana di Qeshm: i trader vedono un possibile accordo, non un ulteriore passo verso una guerra totale.
Il greggio era salito di oltre il 10% in ottobre, mentre cresceva la speculazione che Washington stesse preparando attacchi dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il conflitto, ormai all'ottavo mese, ha interrotto le forniture energetiche e lasciato la navigazione commerciale esposta nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. Dall'inizio del mese sono stati segnalati almeno quattro attacchi contro navi.
Poi è arrivato il segnalato attacco di lunedì contro Qeshm, un'isola iraniana vicino allo Stretto di Hormuz. Funzionari statunitensi hanno riferito a The Wall Street Journal che Washington aveva condotto anche “attacchi limitati” nelle ultime settimane, mantenendo la campagna deliberatamente discreta per evitare di preannunciare una grande escalation. Eppure la stessa amministrazione ha sottolineato che l'uso della forza non è il suo obiettivo preferito.1
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Teheran vuole “raggiungere un accordo”, mentre il vicepresidente JD Vance ha detto che lui e il presidente si sentivano “davvero fiduciosi” sulla prospettiva di una soluzione negoziata. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che Trump voleva risolvere la guerra per via diplomatica.
Quel messaggio ha mosso rapidamente i mercati. Il petrolio è sceso di oltre il 7% lunedì, dopo che entrambe le parti hanno segnalato apertura ai colloqui. Martedì, il West Texas Intermediate è calato di 42 centesimi a 96,04 dollari al barile, dopo essere brevemente sceso sotto i 95 dollari, mentre il Brent è diminuito di 1,23 dollari a 103,54 dollari.
Il Qatar sta ora cercando di trasformare quei segnali in un accordo. La sua delegazione ha incontrato funzionari iraniani a Teheran, cercando un'intesa che fermerebbe l'escalation e porrebbe fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran. L'ottimismo del mercato si basa su questo sforzo, ma con le navi ancora sotto attacco e gli attacchi in corso, la scommessa diplomatica resta fragile.