Storia
5 nov 2026
Il divieto di Claude Code sui cloni di giochi si scontra con i limiti di una soluzione in due frasi
Anthropic sta cercando di tracciare un confine praticabile tra la protezione della proprietà intellettuale dei creatori di giochi e la salvaguardia dell’uso creativo legittimo di Claude Code. I suoi critici concordano sul fatto che l’ondata di cloni sia reale, ma dubitano che restrizioni a livello di prompt possano contenerla senza intrappolare nel processo lavori originali.
Alla fine della scorsa settimana, Anthropic ha inserito una nuova istruzione nel prompt Opus 5.5 di Claude Code, volta a fermare le ricreazioni dirette di videogiochi esistenti. La regola consentiva titoli originali, giochi di un genere e progetti realizzati con le risorse degli utenti, vietando invece la ricreazione di un gioco specifico «anche se viene rinominato o definito originale».1
La motivazione dell’azienda era semplice: evitare di trasformare un assistente di programmazione in uno strumento per le violazioni. Addy Osmani, ingegnere software di Anthropic, ha affermato che l’azienda aveva aggiunto quel linguaggio per allontanare Claude dalla copia di giochi specifici, perché usare lo strumento per violare la proprietà intellettuale contravviene alla sua policy. Ha sottolineato che i giochi originali e i progetti basati sui generi erano comunque destinati a funzionare.
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Ma la prima versione della barriera si è rivelata troppo grossolana. Gli sviluppatori hanno scoperto che Claude poteva rifiutare progetti che si limitavano a nominare un gioco esistente per spiegare le meccaniche desiderate. Anthropic ha quindi aggiornato la regola nella versione 2.1.317: gli utenti ora possono citare un gioco come esempio e Claude dovrebbe realizzare un gioco originale di quel genere; le richieste di una copia fedele dovrebbero invece ricevere un’offerta per creare qualcosa di simile.3
Quella revisione risolve il problema immediato di usabilità, ma non quello più ampio. I critici della policy sostengono che la restrizione di Claude possa ridurre l’esposizione legale di Anthropic, facendo però poco per rallentare porting, decompilazioni e imitazioni assistiti dall’IA. Chi vorrebbe copiare può rivolgersi a modelli concorrenti o ad alternative a pesi aperti, mentre Claude continua a dover affrontare una distinzione notoriamente nebulosa tra un clone vietato e un omaggio di genere consentito.1
L’episodio lascia Anthropic a difendere un compromesso pratico: bloccare la copia esplicita, consentire l’ispirazione. La domanda più difficile è se un breve prompt di sistema possa sorvegliare in modo affidabile quel confine, mentre l’IA rende la replicazione dei giochi più rapida ed economica.