Storia
7 nov 2026

Google offre alle scuole controlli sull’IA, ma continua a non proporre una ricerca senza IA

Google presenta la sua politica scolastica rivista come una risposta agli educatori che cercano controllo, mentre i critici vedono una piattaforma dominante usare quel controllo per rendere l’IA inevitabile. La disputa più profonda non riguarda se le scuole possano limitare l’IA, ma se gli studenti possano ancora fare ricerche sul web senza di essa.

L’annuncio iniziale di Google questa settimana ha subito suscitato allarme: i distretti che utilizzano i suoi strumenti per la scuola primaria e secondaria sembravano dover affrontare un netto compromesso: accettare i prodotti di IA o perdere l’accesso degli studenti a Search. Il responsabile dell’istruzione di Google, Chris Phillips, ha dichiarato al The New York Times che «Search e l’IA sono profondamente integrati», spingendo legislatori e critici antitrust a sostenere che l’azienda stesse sfruttando un servizio essenziale per imporre Gemini nelle aule.

Entro mercoledì, Google si è mossa per chiarire la politica. I prodotti di IA saranno disattivati per impostazione predefinita per gli account degli studenti e gli amministratori potranno abilitare separatamente Gemini, Gemini Notebook e Search. L’azienda ha affermato di aver ascoltato le preoccupazioni sull’uso dell’IA per «aggirare il lavoro scolastico» e di offrire «più scelta, più controlli e una Search migliorata per l’apprendimento».

Quel chiarimento ha attenuato l’affermazione secondo cui Google stesse semplicemente disattivando Search. Ma non ha risolto l’obiezione centrale. Una scuola può mantenere Search rinunciando alle app Gemini autonome, ma Search stessa include AI Overviews e AI Mode, nessuna delle quali può essere disabilitata. I distretti che cercano un’esperienza per gli studenti interamente priva di IA possono disattivare Search, ma non possono conservare la tradizionale ricerca web di Google da sola.

Per i critici, questa distinzione conta più delle modalità di adesione. Il sindaco di New York Zohran Mamdani, la cui città ha imposto una moratoria sull’IA generativa per gli studenti più giovani delle scuole pubbliche, ha definito l’accordo un tentativo di «usare il proprio potere monopolistico per imporre l’IA nelle nostre scuole pubbliche». Anche gli esperti di didattica mettono in dubbio la logica educativa: l’ex insegnante Jared Cooney Horvath ha affermato che la strategia sembrava una spinta commerciale per indurre le persone a usare l’IA, chiedendo: «Ma dal punto di vista dell’apprendimento puro, perché?»

La posizione di Google riflette un calcolo commerciale e tecnologico più ampio. Search si affida all’IA da anni e l’azienda è sotto pressione per tenere il passo con motori di risposta come ChatGPT. Una versione semplificata senza riepiloghi generativi è tecnicamente possibile, ha detto un dirigente del settore della ricerca, ma Google potrebbe ritenere che la domanda sia troppo scarsa per giustificarla.

Il risultato è una scelta più granulare di quanto i critici avessero inizialmente temuto, ma comunque incompleta: le scuole possono decidere se usare la Search di Google arricchita dall’IA, non se usare Google Search senza IA generativa.