Storia
8 nov 2026
Il blocco di ABB da parte della Cina congela la scommessa di SoftBank sui robot
L’intervento della Cina ha trasformato la spinta di SoftBank nella robotica in qualcosa di più di un accordo aziendale: ora è un test di fino a che punto i governi si spingeranno per controllare la tecnologia strategica dell’automazione.
La Cina ha bloccato la proposta di acquisizione da 5,4 miliardi di dollari da parte di SoftBank della divisione robotica di ABB, fermando un accordo che avrebbe dato all’investitore tecnologico giapponese una presenza significativa nell’automazione industriale.1
La proposta di acquisizione avrebbe unito l’interesse di SoftBank per le tecnologie trasformative con l’affermata attività robotica di ABB, una combinazione che avrebbe potuto rafforzare la posizione di SoftBank nelle fabbriche e in altri contesti industriali. Ma la decisione della Cina ha sospeso quell’ambizione, rendendo l’approvazione normativa l’ostacolo decisivo dell’accordo.1
La conseguenza immediata è commerciale: SoftBank non può procedere con l’acquisto come previsto. L’interpretazione più ampia è geopolitica. Il blocco arriva mentre i Paesi trattano la robotica avanzata sempre meno come un normale settore manifatturiero e sempre più come una tecnologia strategicamente sensibile — una categoria sempre più plasmata da preoccupazioni di sicurezza nazionale, dalla politica delle catene di approvvigionamento e dalla competizione per la leadership industriale.2
Questa è la divisione centrale nella copertura. Un resoconto inquadra l’episodio come l’interruzione dell’acquisizione da 5,4 miliardi di dollari della divisione robotica di ABB; un altro sostiene che la mossa della Cina abbia di fatto «dato il via alle guerre dei robot».2 Entrambi indicano lo stesso cambiamento di fondo: la competizione nella robotica non è più confinata ai consigli di amministrazione delle aziende.
Per SoftBank, la battuta d’arresto ritarda una scommessa di alto profilo sull’automazione. Per il settore nel suo complesso, è un avvertimento che gli accordi transfrontalieri nella robotica potrebbero ora affrontare lo stesso esame politico che ha rimodellato il commercio di chip e di altre tecnologie critiche.