Storia
agosto 20, 2026
Il nuovo wordmark di Instagram viene letto come “Instagzam”
Instagram afferma che la sua prima revisione del wordmark in un decennio è più pulita e moderna. I critici sostengono che il redesign semi-corsivo sia più difficile da leggere, meno distintivo e pericolosamente simile a un gergo senza senso generato dall’IA.
Instagram ha cercato di modernizzare una firma familiare. Invece, il suo primo redesign del wordmark in un decennio ha scatenato un dibattito immediato sul fatto che il nome della piattaforma sia ancora leggibile.
L’azienda ha sostituito il lettering corsivo che aveva contraddistinto l’app per circa 10 anni con un ibrido tra stampato e corsivo. Il responsabile di Instagram Adam Mosseri ha presentato il cambiamento come atteso da tempo: “Il wordmark in cima all’app non è cambiato in 10 anni, quindi era arrivato il momento di un aggiornamento.” Ha descritto il risultato come “più pulito e più moderno”, pur mantenendo riferimenti all’originale e alla “semplicità e artigianalità” di Instagram.1
Questa motivazione ufficiale si è rapidamente scontrata con la reazione del pubblico al nuovo lettering. La r modificata, la s insolita e lo spazio ristretto attorno alla g hanno portato i critici a leggere “Instagzam” invece di Instagram. Una valutazione ha definito l’aggiornamento “uno strano mix di semi-corsivo e semi-stampato” meno leggibile del carattere che ha sostituito.1
Il contraccolpo non riguarda solo la chiarezza. Alcuni utenti stanno piangendo la perdita di un marchio corsivo immediatamente riconoscibile, mentre altri sostengono che “più pulito e più moderno” sia diventato un modo di dire aziendale per indicare un branding che appare più piatto e intercambiabile.1 Mosseri sembrava prevedere la reazione, pubblicando il redesign su Threads per vedere le “hot takes”.1
Una critica più pungente si spinge oltre, interpretando il wordmark come un sintomo visivo dell’era dell’IA piuttosto che un semplice aggiornamento malriuscito. Il redesign, ha sostenuto un commentatore, ricorda le “parole quasi-ma-non-proprio-reali” che i sistemi di generazione di immagini producono spesso: forme di lettere familiari, ma con distorsioni sufficienti a minare la fiducia in ciò che dicono.2
Secondo Instagram, il marchio è un’evoluzione ponderata, non una rottura con la propria identità. I suoi critici vedono l’opposto: un redesign talmente intento a sembrare attuale da aver indebolito sia il fascino del nome sia la sua funzione di base.2